Ambiente, Energia e Uomo
Ambiente ed Ecologia

Ambiente, Energia e Uomo

Girovagando per la rete, tra le tante notizie flashate in prima pagina riguardanti i tristi fatti di cronaca di cui recentemente l’Italia ha una deprecabile abbondanza, ho notato un grande interesse da parte di molti riguardo l’ambiente che ci circonda, e una forte preoccupazione sulla sua “salute”, forse anche perché ci sono tante persone intelligenti che capiscono quanto la nostra salute dipenda in grande parte da quella del nostro habitat.

Vedo in rete tantissime informazioni a volte sbagliate, a volte scritte in maniera “troppo tecnica” per essere capita anche da chi non è prettamente del settore ma ha comunque interesse a comprendere quali opportunità abbiamo a disposizione per vivere un’ambiente sostenibile, e quali invece ci vengono proposte.

Le Forme dell’Energia

L’energia con cui abbiamo più comunemente a che fare deriva principalmente dal calore sprigionato dalle reazioni termonucleari di fusione che avvengono all’interno della nostra stella, cioè il Sole.

La quantità di energia infatti che raggiunge l’atmosfera terrestre e’ di 1.380 W/m2 (con una variazione del +- 3%, dovuta alla variazione della distanza Sole – Terra.

Di questo valore il 33% viene riflesso dall’atmosfera, il 43% e’ energia termica riflessa dalla Terra sotto forma di infrarossi, il 21% vaporizza l’acqua dando così origine alle nuvole, il 2% si trasforma in onde e maree, l’1% si trasforma in energia fossile e biomassa.

La quantità di energia che ogni giorno proviene dal sole è 10.000 volte quella effettivamente consumata dalla popolazione mondiale nella stessa unità temporale. Le risorse naturali, da cui poi deriva il ciclo dell’energia, sono chiamate primarie e nell’ambito di tali fonti possiamo poi individuare le fonti rinnovabili e quelle non rinnovabili.

Le forme più comuni di energia rinnovabile sono quelle: eolica (dal vento), solare, l’energia mareale (che ha origine dall’attrazione gravitazionale lunare), l’energia ondosa, l’energia idrica, le biomasse convenzionali (materiali organici di origine vegetale o animale ,ad esempio il legname), le biomasse atipiche (lattice di alcune euforbiacce), l’energia geotermica (dovuta sostanzialmente al riscaldamento dell’interno del pianeta che deriva da reazioni di decadimento radioattivo) e l’energia utilizzabile dallo smaltimento dei rifiuti.

Invece, tra le energie non rinnovabili la forma più utilizzata e’ quella da energia fossile cioè petrolio, carbone e metano (che rappresentano l’80% dell’energia consumata nel mondo) e che derivano, sostanzialmente, da diversi processi di disgregazione di materiale organico (specificatamente, le grandi foreste primitive che avvolgevano alcune zone del nostro pianeta). Anche quest’ultima forma energetica è, in definitiva, di origine solare; infatti viene rilasciata l’energia che le piante avevano imprigionato sotto forma di legami chimici.

ENERGIA ED AMBIENTE

Nei primi 5000 anni dello sviluppo della civiltà umana ogni sforzo e’ andato nella direzione dello sviluppo di una tecnologia che permettesse di utilizzare al meglio le forme energetiche per gli scopi più disparati di cui l’umanità aveva di volta in volta bisogno.

Fino all’inizio della rivoluzione industriale, la situazione ambientale era sostanzialmente rimasta immutata dalla comparsa della vita organica sul pianeta; infatti le forme energetiche utilizzate, cioè quella eolica, quelle solare, quella geotermica e quella idrica non producevano inquinamento rilevabile: ancora non si era quindi manifestata la cosiddetta “azione antropica” che consiste nell’alterazione del proprio ambiente naturale da parte dell’uomo, tramite le proprie attività.

E’ proprio con la rivoluzione industriale e soprattutto con l’introduzione della macchina a vapore che comincia a modificarsi il delicato equilibrio tra l’uomo ed il suo habitat. Infatti, con il comparire delle prime fabbriche e le prime emissione di gas inquinanti (principalmente anidride carbonica o CO2) che comincia ad alterarsi il clima sul pianeta. Tutto questo ha comportato una sorta di “incoscienza ambientale” perdurata fino agli anni ‘80 che ha prodotto nel tempo profondi mutamenti nel pianeta.

ENERGIA E/O AMBIENTE?

A prima vista sembrerebbe una alternativa definitiva. O sviluppo industriale o natura. Tuttavia, se osserviamo il problema in un contesto più razionale e meno emotivo, possiamo vedere che molto si può fare affinché ci sia sviluppo industriale e quindi anche economico ma che sia uno sviluppo “sostenibile”. Un primo passo in questa direzione è rappresentato dal recupero e dalla valorizzazione di tutte quelle forme energetiche che proprio la rivoluzione industriale aveva messo in disparte.

Paradossalmente stiamo tornando infatti a quelle forme energetiche rinnovabili e “pulite” quali: energia dal vento, dall’acqua, dal sole, dall’interno della Terra. Il tutto però in un contesto moderno che ha quindi ben presente il concetto di efficienza energetica che è realizzabile con una tecnologia pulita.

Appare chiaro tuttavia che la ‘massa critica (ed i costi ancora non competitivi con le fonti tradizionali) da energia rinnovabile che possa servire allo sviluppo di una moderna economia di mercato è ancora molto lontana dall’essere raggiunta (anche per via dei costi ancora non competitivi rispetto alle forma non rinnovabili, come gli idrocarburi).

La vera partita mondiale geopolitica è, e sarà sempre di più, quella che si gioca sul possesso ed il controllo delle fonti di energia. In questa ottica la dipendenza mondiale da idrocarburi è ancora molto forte e mette in campo rilevanti interessi economici.

Le strade più promettenti per uno sviluppo ecompatibile paiono essere allora quella di migliorare ed introdurre forme di tecnologia “pulita” oppure sviluppare le fonti rinnovabili.

La partita energetica ed il rispetto per l’ambiente che ci ospita sarà sicuramente tra i temi dominanti del terzo millennio e solo uno sforzo congiunto, a livello planetario, di tutte le nazioni del mondo potrà innescare processi virtuosi che conducano all’applicazione del concetto fondamentale per la nostra sopravvivenza di “sviluppo sostenibile”.